Attacchi di panico: impara a temere la tua paura!

Molti sono i pazienti che mi chiedono aiuto perchè affetti da attacchi di panico. Spesso, quando arrivano in studio, si descrivono come paralizzati dalla paura di affrontare determinate situazioni e comunicano che, più passa il tempo, più diventano numerose le circostanze da evitare.

Ma facciamo un passo indietro: cos’è il panico? E’ la forma estrema della paura e si innesca in maniera veloce, a partire da stimoli (visivi, uditivi, tattili, olfattivi) reali o immaginari. E’ una reazione che coinvolge immediatamente le zone più arcaiche del nostro cervello e predispone il nostro corpo alla fuga, dunque è da considerarsi molto importante perchè se non esistesse non saremmo in grado di riconoscere le situazioni di pericolo, quindi di attivarci per metterci in salvo. In alcuni casi però, la reazione di panico risulta incontrollata e si innesca anche in assenza di reali pericoli esterni, magari a partire da semplici immagini mentali. Un esempio servirà a chiarire meglio. Immaginiamo un soggetto (che chiameremo per comodità Mario) che, trovandosi in auto, perda per un qualsiasi motivo il controllo del suo mezzo: molto probabilmente si scatenerà in lui il panico. In futuro la reazione di panico potrà innescarsi semplicemente salendo in macchina o ripercorrendo la stessa strada lungo la quale, la volta precedente, ha perso il controllo.

L’attacco di panico è caratterizzato da specifiche reazioni fisiche: fiato corto, tachicardia, ipersudorazione… Spesso il soggetto tenta di controllarle ma, rimanendo in continuo ascolto delle espressioni del proprio corpo, finisce paradossalmente con l’esasperarle. I pazienti mi raccontano spesso di essere come “assenti” rispetto alla realtà che li circonda in quanto estremamente attenti a verificare se il cuore batte più velocemente, se il respiro si fa affannoso, se le mani cominciano a tremare e a bagnarsi… e, guarda caso, tutte queste reazioni corporee si manifestano.  Ma non è questo l’aspetto più pericoloso dell’attacco di panico.Ciò che risulta più invalidante per il soggetto è il fatto che questi cercherà di evitare la situazione associata al panico e, con un effetto a valanga, un numero sempre maggiore di eventi. Torniamo al nostro esempio. E’ probabile che Mario, nel tentativo di percorrere un tragitto in auto, si senta quasi subito travolto dal panico e decida di tornare a casa prima del previsto. In questo modo sentirà al sicuro, ma l’aver interrotto prematuramente la sua attività, gliene confermerà indirettamente la pericolosità. E’ altrettanto probabile che decida di utilizzare la macchina per tragitti sempre più brevi sino ad interromperne l’utilizzo, preferendo i mezzi pubblici.  Evitare le situazioni ritenute ansiogene, permette da un lato al soggetto di tranquillizzarsi ma allo stesso tempo amplifica sempre più in lui sentimenti di inadeguatezza dinanzi alle situazioni. Sortiscono lo stesso effetto gli aiuti da parte delle persone care che, mettendo in atto atteggiamenti iperprotettivi, confermano all’individuo affetto da panico (involontariamente s’intende!) la sua incapacità nel gestire qualsiasi evento potenzialmente ansiogeno. Tornando al nostro Mario, si circonderà di persone che, conoscendo le sue difficoltà, saranno sempre pronte ad accompagnarlo là dove non sarà in grado di recarsi autonomamente. Lo faranno in buona fede, pensando di alleviare il suo disagio…non immaginano però quanto stiano gradualmente demolendo la fiducia nelle sue risorse. D’altronde, come dice un vecchio proverbio: “La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”!

Dunque, come affrontare il panico? Innanzitutto evitando di evitare e soffermandoci sul fatto che la richiesta di aiuto contribuisce ad incrementarne i sintomi. Una paura più grande (quella per gli effetti disastrosi che si innescherebbero evitando le situazioni potenzialmente pericolose) può permetterci di affrontare con maggior audacia quegli eventi quotidiani che prevediamo essere forieri di panico. Inoltre è fondamentale riflettere sul fatto che non esiste coraggio senza paura. Bontempelli scriveva: “Si può essere coraggiosi solo a patto di essere stati paurosi, il resto è incoscienza”. Andando ancora più indietro nel tempo, ritroviamo un antico motto islamico che recita: “La paura guardata in faccia si trasforma in coraggio, evitata diventa panico“. Solo se accetteremo le nostre debolezze queste si trasformeranno in punti di forza.

Buona vita a tutti.

Nardone, G. (1993). Paura, Panico, Fobie. Firenze: Ponte alle Grazie;
Nardone, G. (2003). Non c’è notte che non veda il giorno. Milano: Ponte alle Grazie.

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8 risposte a Attacchi di panico: impara a temere la tua paura!

  1. antonella ha detto:

    buonasera dottoressa,attacchi di panico,si li conosco bene mi vengono qualche volte ,ma sto imparando a superarli,conosco bene la paura la sudorazione alle mani e ai piedi,e il mancamento d’aria ,però ogni volta che mi vengono mi sente più forte.ecccccccccccccccccccccccc buonasera

  2. Cinzia ha detto:

    Attacchi di panico, ansia sono il mio pane quotiadiano, mi piacerebbe imparare a gestirli e diventare piu’ forte. lei ha qualche consiglio pratico?
    buona giornata

    • Grazie per il suo intervento Cinzia. Non vorrei essere scontata, ma il consiglio è quello di intraprendere un percorso di psicoterapia per cercare di comprendere meglio l’utilità dell’ansia nella propria vita (vedi il post “Benedetta ansia!”) ed avere dunque più strumenti per gestirla in maniera efficace. Tutti gli orientamenti di psicoterapia sono validi, ma per buoni risultati in un tempo breve potrebbe indirizzarsi verso una psicoterapia a orientamento strategico: colloqui in studio + “compiti” da svolgere a casa per imparare a controllare sia ansia che panico.

  3. pierangelo ha detto:

    buonasera dottoressa vorrei sapere se per superare problemi di ereutofobia necessita una psicoterapia lunga e gli eventuali costi grazie

  4. alessandro ha detto:

    salve,sono un ragazzo di 32 anni,premetto di non aver mai sofferto di ansia,fino a 4 giorni fa ,il quale mentre ero in ufficio un improvviso dolore al petto e giramento di testa,mi ha provocato durante il traggitto in ospedale a un blocco del mio corpo,braccia tese ,faccia quasi paralizzata,pensando ad un infarto,quindi alla morte.
    in ospedale dopo i controlli mi hanno detto che si trattava di attacco di panico.
    ora mi sento sempre giu’ non riesco ad concentrarmi,non mi va’ di uscire di casa,ho timore che possa accadere di nuovo.
    cosa mi consiglia di fare?

    • Buongiorno Alessandro,
      innanzitutto grazie per aver condiviso con noi la sua esperienza. Non immagina quanto sia comune… Ovviamente il messaggio che desidero passi da questo blog è assolutamente positivo: gli attacchi di panico possono essere vinti!
      Il consiglio che le do è di affidarsi quanto prima ad uno psicoterapeuta perché, come avrà letto anche dall’articolo, il rischio cui si può incorrere non è legato all’attacco di panico in sé ma al fatto che, la paura che possa succedere di nuovo, le impedisca con il tempo di svolgere le sue normali attività! In casi come il suo consiglio una terapia breve strategica. Cerchi il professionista più vicino a lei.
      In bocca al lupo.

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