Genitori nonostante tutto

Si può smettere di essere coppia ma non si può smettere di essere genitori

Tempo fa, presso il Liceo per il quale effettuo delle consulenze, ricevo la giovane mamma di un adolescente.

Mi dice di essere esausta perchè non più in grado di contenere i comportamenti ribelli del figlio. Lei che si è sempre occupata piuttosto bene della sua educazione, da qualche mese a questa parte sente di non riuscire più a “governarlo”. Gli atteggiamenti del ragazzo si fanno ogni giorno più provocatori e la signora non sa più che fare. Per giustificare il suo stato d’animo, mi racconta episodi di una certa gravità e quando conclude mi viene spontaneo chiederle: “Il papà che dice?”. 

La signora risponde che sta attraversando una profonda crisi di coppia, che con il marito litiga spesso e che, a causa dei lunghi silenzi, non lo mette al corrente dei comportamenti del figlio ma si limita a segnalargli la sua scarsa voglia di studiare e qualche “marachella” di poco conto…In più, ritiene che il compagno non si comporti come un buon educatore, ma che al contrario spesso spalleggi il figlio e si comporti a sua volta come un ragazzino. Il marito, che per lavoro va via molto presto al mattino e torna tardi la sera, dal canto suo minimizza e rimprovera la compagna di essere troppo severa.

Dai colloqui con questa mamma emerge l’interferenza della la crisi coniugale sulla funzione genitoriale. La signora assume su di sè tutte le responsabilità dell’educazione del figlio, escludendo il marito, anche per ripicca. Quest’ultimo si sente escluso e “si allea” con il ragazzo in modo da far indirettamente apparire la compagna come il “cerbero” della situazione. In tutto ciò il nostro adolescente “sguazza” allegramente, avendo ben chiaro a chi può rivolgersi se vuole ottenere qualcosa.

Ho raccontato questo episodio per sottolineare che anche se la relazione coniugale si interrompe, non potrà mai venir meno la coppia genitoriale. Una coppia, anche se in crisi, deve sempre condividere un progetto educativo: solo così i figli potranno sentirsi protetti ed attrezzati per affrontare il mondo. E’ importante dunque saper mettere da parte le beghe coniugali, i rancori, le ripicche, e rimanere uniti all’interno di un progetto educativo.

Il lavoro con la mamma di cui vi ho parlato è proprio teso a fare in modo che anche il marito si senta legittimato nel suo ruolo di genitore e in effetti già dopo poco tempo cominciano a vedersi i primi risultati: la signora ha informato il coniuge dei comportamenti del figlio e questi si è dichiarato disponibile a fare “tutto ciò di cui c’è bisogno” per aiutarla (intervenendo anche ai colloqui con la psicologa). La coppia, anche se con difficoltà) ha cominciato a confrontarsi sulle regole da dare al ragazzo e questi pare abbia cominciato a limitare i suoi comportamenti oppositivi.

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