Psiche e cancro: quali relazioni? (Parte seconda)

Il modello Simonton prevede che il paziente venga aiutato a rafforzare le proprie convinzioni circa l’efficacia delle cure mediche e le potenzialità del proprio sistema immunitario. Vediamolo nel dettaglio.

  1. E’ importante che il soggetto si renda conto della propria compartecipazione all’insorgere della patologia. A tal proposito gli viene chiesto di indicare gli eventi stressanti accorsi da 6 a 18 mesi prima della diagnosi. Questa richiesta non serve a trovare un colpevole bensì i comportamenti da modificare per vivere una vita migliore.
  2. Il paziente rintraccia gli aspetti positivi della malattia. E’ difficile pensare che il cancro possa procurare dei benefici ma esso obbliga comunque il paziente a fermarsi e concede la possibilità di fare cose prima impensabili, come esprimere determinate emozioni o sottrarsi ad eventi molto stressanti della vita quotidiana. Portare il paziente a riflettere su questo significa permettergli di imparare a soddisfare diversamente alcuni bisogni, senza l’ausilio della malattia.
  3. Si insegnano al paziente alcune tecniche di rilassamento al fine di utilizzare alcune immagini mentali. Queste ultime saranno tanto più efficaci se contempleranno questi aspetti:
    – le cellule cancerose sono deboli e confuse;
    – la cura è potente;
    – le cellule sane possono riparare eventuali danni causati dalle cure mediche;
    – il sistema immunitario può annientare le cellule cancerose;
    – le cellule cancerose sono eliminate dal nostro organismo in modo assolutamente naturale.L’immagine mentale è la rappresentazione di ciò che il paziente vuole che accada. Ripetendola più volte la persona giunge ad attendersi che un certo evento accada veramente e mette in atto atteggiamenti coerenti con il raggiungimento dell’esito sperato. Sintetizzando dunque, grazie al rilassamento il paziente riduce gli effetti nocivi dello stress sul proprio organismo e con le immagini mentali crea convinzioni positive che attivano il sistema immunitario.
  4. Il paziente impara a superare il risentimento: infatti, trattenere i sentimenti negativi sottopone l’organismo ad ulteriore stress. L’individuo rivaluta il proprio ruolo all’interno di un episodio che ha generato risentimento e si permette finalmente di perdonare, alleviando così il proprio disagio.
  5. Il paziente si pone nuovi obiettivi per il futuro. Per sottolineare l’importanza di questa fase credo siano eloquenti le dirette parole di Simonton: “La volontà di vivere è più forte se vi è qualcosa per cui vivere” (Simonton, 2005).
  6. Si invita il paziente ad alimentarsi in modo sano e a praticare attività fisica per sentirsi partecipe della propria guarigione.
  7. Il malato oncologico viene invitato ad affrontare il timore della ricaduta e della morte. Ovviamente il programma Simonton non garantisce la guarigione ma evidenzia come un cambiamento psicologico possa permettere di riacquistare la salute o affrontare più serenamente la morte qualora si decida di interrompere la propria “battaglia”. Aprire una discussione sulla morte permette al paziente di riprendersi il diritto di optare per essa e sentirsi compreso in questa sua decisione.
  8. I familiari del paziente vengono sostenuti ed aiutati a sviluppare una comunicazione aperta, efficace e confortante. Si incoraggia dunque l’espressione dei sentimenti di ognuno e si insegna a sostenere il malato senza viziarlo. Il paziente infatti è in grado di prendere le sue decisioni e gli va lasciata la responsabilità della sua salute.Fonte: Ritorno alla salute, tecniche di auto-aiuto che favoriscono la guarigione – O. C. Simonton, S. Simonton, J. L. Creighton – 2005 Edizioni Amrita.
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