La gastrite e i “bocconi amari che non vanno giù”.

Con il post di oggi cercheremo di leggere in chiave psicosomatica una patologia molto diffusa  in Italia e in tutto il mondo occidentale: la gastrite.
La gastrite è un’infiammazione della mucosa gastrica che si manifesta con sintomi quali: bruciore nella parte alta dell’addome (a volte in estensione fino al petto), crampi, cattiva digestione, nausea, vomito.
Si suddivide in acuta e cronica. Nel primo caso il processo infiammatorio è di breve durata ed è solitamente causato dall’ingestione di particolari alimenti che irritano la mucosa dello stomaco, dall’assunzione di alcuni tipi di farmaci o ancora dallo stress. Guarisce spontaneamente una volta individuata e rimossa la causa scatenante. Nel secondo caso, l’alterazione della mucosa gastrica è permanente e può portare nel tempo ad una graduale distruzione delle ghiandole dello stomaco.

Abbiamo già detto che il corpo è teatro delle nostre emozioni e”utilizza” la metafora per veicolare i messaggi della nostra psiche. Quale messaggio vuol darci la gastrite?
Probabilmente vuol segnalarci che stiamo ingerendo dei bocconi amari che fatichiamo a mandar giù. Quando mangiamo qualcosa, non ci limitiamo semplicemente ad ingerire del cibo. Introiettiamo anche tutta “l’atmosfera” che lo circonda e le realtà che probabilmente ci sono indigeste: ingoiamo bocconi amari con l’incapacità di esprimere il dissenso per le situazioni che non tolleriamo. Ciò che rimane inespresso e che siamo stati costretti a “buttar giù”, si trasforma nel bruciore che avvampa il nostro intestino. La nausea o i crampi rappresentano il disagio per non riuscire ad esprimere la nostra volontà, per non essere in grado di dire di no e affermarci in modo più deciso.
Pensiamo a quanto sono eloquenti i modi di dire come: “Quella persona mi sta sullo stomaco“, “Quella situazione mi è indigesta“… E’ come se lo stomaco fosse un “personaggio” che interagisce con le situazioni che ci stanno intorno.

Quale rischio corriamo nel dichiarare ciò che non ci va giù? Quello di sentirci rifiutati, di mettere a repentaglio le relazioni per noi significative. Ecco perché la gastrite è solitamente tipica di chi presenta una forma di dipendenza dalla famiglia o dal partner ed evita di imporsi perché teme di deludere l’altro e venire abbandonato. Così, chi soffre di gastrite tiene tutto dentro e manifesta:
– con il bruciore la rabbia per ciò che rimane inespresso;
– con la nausea il disgusto per il boccone amaro che si è sentito costretto ad ingoiare;
– con il vomito il desiderio di rigetto.

Cosa fare dunque? Ovviamente consultare un medico per individuare e dunque evitare i cibi che contribuiscono ad infiammare ancor di più la mucosa gastrica. Le norme dietetiche sono consigliate sia nelle forme acute che nelle forme croniche, anche se nelle seconde spesso si rendono necessari dei farmaci specifici. Parallelamente, può essere molto utile un percorso psicologico che aiuti il soggetto a saper dire di no a richieste eccessive o fuori luogo, imparando anche a manifestare la rabbia in maniera corretta, senza soffocarla dentro di sé. Come abbiamo visto, la manifestazione psicosomatica corrisponde alla difficoltà di verbalizzare vissuti emozionali considerati “pericolosi”: un percorso psicologico può aiutare il soggetto con gastrite a comprendere meglio le situazioni che non riesce a “digerire” e più in generale il messaggio che il disturbo a livello sia fisico che psichico simbolicamente rappresenta.

Fonti:

http://www.riza.it
Istituto Riza di Psicosomatica, Dizionario di Psicosomatica, vol. 1 A-G – Edizioni Riza, Milano, 2007

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