Parlare di sesso? Chi, come, perché.

Ho deciso di iniziare con questo video perché mi sembrava un modo divertente di introdurre il tema di oggi e perché credo che Anna Marchesini in questo scketch volesse sottolineare come è difficile e a volte imbarazzante trovare le parole giuste per parlare di sessualità

Ma…è ancora necessario parlare di sesso? Alcuni pensano di no ritenendo che se siamo nati è perché c’è stata sessualità quindi è ben chiaro a tutti come “si fanno i bambini”. Altri credono che oggigiorno si parli sin troppo di sesso e che non ci sia bisogno di spendere altre parole sull’argomento. Voi cosa ne pensate?

Io credo che sia necessario partire da un dato: 4 persone su 10 manifestano disturbi della vita sessuale che vanno dall’impossibilità di avere rapporti all’insoddisfazione negli stessi. Il più delle volte questi disagi sono dovuti proprio ad una mancata educazione sessuale.
Educare alla sessualità non serve solo a favorire la profilassi ma anche a “fare cultura”, a parlare di un’esperienza fondamentale della nostra vita che va oltre il mero scopo riproduttivo. Qualcuno potrebbe obiettare: “Cosa resta della spontaneità se si va a scuola di sesso?”. La spontaneità non è sinonimo di casualità e la si raggiunge quando si sono acquisite le dovute competenze. Pensiamo ad un pittore che prima apprende tutte le tecniche espressive e poi le utilizza con spontaneità per creare le sue opere. Botticelli non avrebbe potuto dipingere la sua Venere se non avesse studiato per anni. La metafora vuol spiegare che attraverso l’educazione sessuale non si vogliono dare norme ma, come in un gioco, si definiscono solo le regole, poi ognuno metterà in campo la propria soggettività.

Quando parlare di sessualità diventa indispensabile si assiste ad un gioco di deleghe: i genitori si ritengono incompetenti e delegano alla scuola, gli insegnanti a loro volta delegano agli specialisti (psicologi, ginecologi, ostetriche). Perché succede questo? Fondamentalmente perché il sesso è ancora fonte di grande imbarazzo.
I bambini, forti della loro innocenza e di una grande curiosità verso qualsiasi argomento, non hanno problemi a chiedere ai loro genitori come sono venuti al mondo, perché maschi e femmine sono fisicamente diversi, perché la mamma e il papà condividono lo stesso letto. Sono gli adulti a trovarsi in difficoltà perché spesso non sanno come rispondere e allora cambiano discorso o fanno intendere che la domanda non è opportuna. Il sesso diventa così un argomento che non si deve affrontare e i bambini inevitabilmente si chiedono il perché e si costruiscono le loro idee a riguardo (il sesso è una cosa sporca, pericolosa, da evitare…) In adolescenza, i ragazzi sono più restii a fare domande e tendono a confrontarsi con i loro pari ma se i genitori si mostreranno realmente pronti ad accogliere i loro quesiti avranno meno difficoltà ad aprirsi e a condividere le loro perplessità.

L’educazione sessuale è una forma di educazione permanente che comincia già con il rapporto madre-feto e quando il neonato viene al mondo è immediatamente in grado di distinguere un abbraccio caldo e avvolgente da una stretta fredda e “tecnica”. Qualche anno più tardi, quando il bambino comincia a fare le prime domande sul sesso, spesso i genitori utilizzano favole e metafore (cicogne, cavoli etc.) mentre sarebbe opportuna una maggiore concretezza. Al contrario, in adolescenza si bada solo alla concretezza utilizzando eccessivi tecnicismi per illustrare la fisiologia degli organi sessuali e ignorando ciò che per i ragazzi è più importante ovvero le emozioni e il desiderio di apprendere come si fa l’amore e come si “maneggia” il partner. E’ fondamentale dunque informare sulle malattie sessualmente trasmissibili, sull’importanza della contraccezione ma è altrettanto importante valorizzare i sentimenti che accompagnano la sessualità al fine di permettere ai ragazzi di coniugare piacere ed emozione ma anche di sopportare gli inevitabili sentimenti di frustrazione e delusione.

Quindi per riassumere:

Perché parlare di sesso? Per trasmettere conoscenze su come funziona il nostro corpo ma anche per parlare della relazione dell’individuo con il proprio corpo e con quello del partner;
Chi deve parlarne? Persone che nella relazione educativa siano disposte ad usare non solo freddi tecnicismi ma anche le emozioni;
Quando? L’educazione sessuale inizia già nel rapporto madre-neonato: le coccole, il contatto durante il bagnetto, i massaggi aiutano il bambino a potenziare la sua capacità di instaurare rapporti affettivamente intimi. Continua poi con la capacità dei genitori di trasmettere il rispetto per se stesso e per chi gli è accanto e diventa più esplicita quando arrivano le prime domande dirette.
In che modo? Dimostrandosi sempre disponibili al dialogo e pronti all’ascolto. Utilizzando termini chiari e semplici ma sempre corretti (anche con i bambini) e un linguaggio congruo all’età.

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