Attenti al bullo!

Durante la mia esperienza come psicologa scolastica mi è capitato di occuparmi di episodi di bullismo e il post di oggi desidera dare una descrizione di questo fenomeno, purtroppo ancora tristemente presente, e aiutare i genitori ad individuare più facilmente eventuali campanelli d’allarme. Il termine bullismo identifica una serie di comportamenti persecutori e vittimizzanti, messi in atto da parte di un singolo o di un gruppo di studenti, a scapito di un altro identificato come più debole. Ovviamente non si fa riferimento ad un solo episodio o alla sporadica “presa in giro”, ma ad un insieme di eventi che perdurano nel tempo e soprattutto ad uno sbilanciamento nella relazione in quanto il persecutore è fisicamente e psicologicamente più forte della vittima.

Le principali caratteristiche del bullismo sono:
– la vittimizzazione, le ingiurie frequenti, l’umiliazione, la derisione;
– la violenza fisica, le percosse, le minacce e le pressioni psicologiche.

Esiste però anche un bullismo di tipo indiretto (solitamente messo in atto dalle donne) meno eclatante ma ugualmente pericoloso, che consiste nell’emarginare la vittima dal gruppo, isolandola sempre di più ed estraniandola da qualsiasi attività.

La vittima del bullismo è solitamente più debole dei suoi coetanei, spesso introversa, taciturna, sottomessa, con una bassa considerazione di sé e altrettanto bassa capacità di affermare se stessa nel gruppo. Esiste anche una tipologia di vittima provocatoria che, oltre a manifestare profonda insicurezza e un’immagine negativa di sé, spesso risulta goffa, iperattiva e mette in atto comportamenti particolarmente irritanti che possono risultare sgraditi anche agli adulti.

Adesso cerchiamo di stilare una sorta di identikit del bullo. Il bullo è solitamente aggressivo e provocatorio non solo verso i suoi pari ma anche verso gli adulti. Se di sesso maschile predilige l’utilizzo della forza fisica per dominare e sottomettere la vittima prescelta. Prende di mira soggetti deboli e indifesi che umilia, deride, ingiuria non appena ne ha la possibilità. La donna solitamente utilizza una violenza più psicologica, attraverso le armi dell’esclusione, della maldicenza e della manipolazione.
Il bullo spesso si circonda di gregari che in alcune occasioni fungono da “manodopera” e agiscono per suo conto, mentre lui/lei rimane nell’ombra.

Quali comportamenti possono aiutarci ad identificare una possibile vittima di bullismo?

 – il/la ragazzo/a torna a casa con graffi o lividi che non sa e non vuole spiegare;
– rientra con abiti strappati o sdruciti e materiale scolastico rovinato;
– è particolarmente taciturno ed appare spesso triste;
– manifesta riluttanza o vera e propria ansia nell’andare a scuola ed accusa frequenti mal di testa o mal di pancia;
– il sonno è disturbato da incubi;
– chiede o ruba denaro o altri oggetti preziosi alla famiglia (per assecondare le richieste dei bulli).

Perché fare attenzione a questi segnali non verbali?

Perché chi è vittima di bullismo spesso fatica a confidarsi con qualcuno, soprattutto se minacciato.

Cosa può fare il genitore? 

 – Mettersi immediatamente in contatto con gli insegnanti o con gli adulti di riferimento di eventuali attività extra-scolastiche per verificare se si siano accorti di un cambiamento di atteggiamento;
– contattare se necessario le Forze dell’Ordine;
– aiutare il/la ragazzo/a a sviluppare le proprie capacità e a rafforzare l’autostima.
– favorire l’irrobustimento del fisico, magari attraverso uno sport scelto in maniera oculata, secondo le attitudini dell’individuo. Questo potrebbe favorire la relazione con altri coetanei e lo sviluppo di nuove relazioni d’amicizia.

Un supporto psicologico può essere utile alla vittima di bullismo per superare l’evento traumatico e potenziare l’autostima, onde evitare di bloccarsi dinnanzi alla minima difficoltà. Il sostegno è fondamentale anche per prevenire atteggiamenti depressivi, comportamenti autodistruttivi e un eventuale abbandono scolastico.

Cosa possono  fare i genitori del bullo?

– Aiutare il figlio a modificare il proprio comportamento aggressivo e provocatorio, onde evitare che diventi un adulto antisociale;
– mostrarsi assolutamente contrari a qualsiasi episodio di bullismo e ribadire il fatto che non tollereranno altri atteggiamenti del genere;
– aiutare il figlio a rispettare le regole, cominciando dal definire in maniera chiara quelle familiari e facendo in modo che queste non vengano trasgredite. In caso contrario, gli adulti prenderanno i dovuti provvedimenti in modo da responsabilizzare il/la ragazzo/a.

Cosa può fare la scuola?

 – Innanzitutto fare in modo che gli episodi di bullismo cessino, individuandone i responsabili;
– fornire adeguata protezione alla vittima che, quando minacciata, ha difficoltà a farsi aiutare;
– prendere contatto con i genitori degli studenti direttamente coinvolti nell’episodio di bullismo, per informarli e favorire il cambiamento.

Fonti:

D. Olweus, Bullismo a scuola – Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, 1996 Giunti, Firenze.

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