L’amore che fa male (Parte II)

stalking

Nel precedente post abbiamo parlato della storia di Carlotta, una giovane donna perseguitata dal suo ex fidanzato che non si rassegna alla fine della loro relazione.  Dopo aver definito le caratteristiche dello stalking e i comportamenti che intrappolano la vittima al suo persecutore, oggi cerchiamo di capire come permettere ad entrambi di uscire dall’incubo.
Come abbiamo già anticipato, la vittima cerca di essere gentile con il suo persecutore per paura che questi possa concretizzare le minacce di suicidio o di vendetta nei propri confronti o nei confronti dei propri familiari. Cerca dunque di rabbonire lo stalker, di essere comprensiva, di far capire con dolcezza che non è più interessata a mantenere la relazione ma questa gentilezza diventa una vera e propria trappola in quanto illude il persecutore che ci possa essere uno speranza per la ripresa del rapporto. Lo stalker ha una visione distorta della realtà e immagina che la vittima lo rifiuti non perché il sentimento sia finito ma perché mal consigliata da parenti o amici.
Proprio per evitare di rimanere intrappolati, la prima strategia che si suggerisce ad una persona stalkizzata è quella di interrompere qualsiasi contatto con il persecutore. E’ fondamentale che la vittima si astenga dal rispondere a chiamate o messaggi proprio perché questi comportamenti non fanno altro che incoraggiare lo stalker inducendolo a continuare con la persecuzione. Altrettanto importante è aiutare la vittima ad uscire dal suo isolamento, a non tenere per sé il proprio dramma ma a condividerlo con i familiari. In questo modo l’individuo potrà finalmente tirare un sospiro di sollievo perché sentirà di non essere più solo, di avere una rete che può supportarlo. Inoltre potrà ricominciare ad intrattenere quelle relazioni sociali e a coltivare quegli interessi dei quali si era privato per paura del persecutore.

Come aiutare lo stalker? Abbiamo già sottolineato come il comune denominatore di ogni tipologia di stalker sia l’impossibilità di accettare il rifiuto: ecco perché per i persecutori respinti, che non riescono a metabolizzare la fine di un rapporto, si interviene con l’obiettivo che il lutto venga elaborato. E’ necessario far decantare la tristezza, la delusione, il senso di abbandono. Lo stalker offeso che ritiene di aver subito un torto deve invece imparare a gestire la rabbia, a farla defluire in modo da abbandonare il consueto vittimismo e poter osservare in maniera più distaccata gli eventi. Per lo stalker impacciato e timido. che mette in atto comportamenti opprimenti e intrusivi, la prima strategia da utilizzare è quella di accompagnarlo in un processo di acquisizione di adeguate capacità relazionali per poi guidarlo ad instaurare rapporti sociali equilibrati. Esiste poi lo stalker bisognoso d’affetto, che vive nell’illusione di poter ricevere amore e cerca strenuamente una relazione reale con una vittima oppure ne costruisce una nella sua fantasia (ad es. con un personaggio del mondo dello spettacolo). Nella maggior parte dei casi si isola dal mondo per coltivare questa relazione idealizzata che diviene con il passare del tempo una vera e propria ossessione. Con questo tipo di persecutore l’obiettivo sarà di orientare in un senso più funzionale le giornate in modo che abbandoni la realtà inventata nella quale si è barricato. Infine, ricordiamo lo stalker predatore, il cui scopo è di ottenere un rapporto sessuale con la vittima. Poiché questo soggetto cerca di instaurare con lo stalkizzato una relazione incentrata su dominio, controllo, possesso e violenza, la terapia avrà come obiettivi il controllo della rabbia e dell’aggressività, nonché il raggiungimento di un buon equilibrio interiore.

E’ bene ricordare inoltre che, quando lo stalking diventa così pesante da mettere a repentaglio l’incolumità della vittima, la terapia può prevedere una proficua collaborazione con forze dell’ordine ed istituzioni al fine di salvaguardarne l’incolumità.

Oggi, in occasione della ricorrenza dell’8 marzo, desidero ricordare a tutte le donne che corteggiamenti troppo pressanti ed esasperanti, relazioni amorose caratterizzate da gelosia ossessiva, morbosità e aggressività non devono essere sottovalutati. E’ indispensabile riuscire a mettere subito un freno ad atteggiamenti prevaricanti ed intrusivi, a maltrattamenti che spesso vengono spacciati come “amore passionale”, smettere di giustificare la violenza del partner, riconoscere che c’è un problema e farsi aiutare.  La violenza in amore non è ammissibile! Auguri a tutte!

Fonte: A. Barsotti, G. Desideri, Stalking, 2011 Ponte alle Grazie, Milano.

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