Aiuto! Non vuole mangiare!

Bambino che non mangia

Vostro figlio fa i capricci tutte le volte che vi sedete a tavola? Pranzi e cene più che un piacere diventano un incubo? Vi trovate a rincorrere il vostro bimbo in giro per casa sperando che apra la bocca e mandi giù un boccone senza far storie? Vediamo come fare in modo che i pasti tornino ad essere rilassanti per tutti…grandi e piccini.

Qualche tempo fa arriva in studio da me Annalisa, una graziosa mamma dai grandi e luminosi occhi blu. Mi dice di essere letteralmente disperata perché da qualche mese la sua bambina Elena, di 3 anni e mezzo, mangia controvoglia e fa molte storie per stare a tavola. Giocherella con il cibo e, quando si tenta di imboccarla, si gira dall’altra parte serrando le labbra. Annalisa e il marito le hanno provate davvero tutte: prima, con le buone, hanno provato a “distrarre” la piccola con i suoi cartoni animati preferiti per poi cercare di farla mangiare. Elena però dopo qualche boccone comincia ad irrigidirsi e poi, dietro le continue pressioni di mamma e papà, a piangere e disperarsi. Vani anche i tentativi di raccontarle favole e trasformare la forchetta nel “famoso aeroplanino che deve entrare nell’hangar”. Si è anche provato a prometterle dei premi nel caso si impegni a mangiare tutto ma ovviamente, dopo un iniziale miglioramento, tutto torna come prima. Con il passare del tempo la pazienza dei due genitori si è praticamente esaurita e il momento dei pasti è diventato un vero e proprio inferno. Elena comincia a piangere non appena si apparecchia, il papà la afferra con la forza sedendola a tavola ed intimandole a gran voce di mangiare tutto altrimenti si infurierà. Questo alimenta ancor di più l’irrigidimento della bambina che manda giù qualche boccone tra le copiose lacrime. Annalisa ha parlato con il pediatra che l’ha rassicurata sull’ottimo stato di salute della bambina e sul fatto che la crescita è regolare. Nonostante ciò la mamma si dice molto preoccupata che Elena non mangi a sufficienza e possa ammalarsi. E così durante il giorno cerca di “sostenerla” fornendole piccoli spuntini  (una tazza di latte, del gelato, una merendina, etc.).

Cerchiamo di fare il punto della situazione:

 – la bimba fa i capricci ogni qual volta deve mettersi a tavola;
– non sussistono malesseri fisici che giustifichino questi comportamenti;
– i genitori, angosciati dalla possibilità che non si nutra a sufficienza, cominciano ad esercitare forti pressioni affinché mangi e questo trasforma il momento del pasto in un vero e proprio incubo.

Cosa fare allora? Poiché le soluzioni messe in atto da Annalisa e dal marito si sono dimostrate fallimentari ho chiesto subito di interromperle. Ho consigliato innanzitutto di smettere di parlare del problema, soprattutto in presenza della bambina, onde evitare di enfatizzarlo. E’ importante comportarsi come se questa difficoltà non esistesse e bloccare tutti i tentativi infruttuosi di farla mangiare. Ho poi suggerito di mettere in atto degli escamotage che possono apparire un po’ “forti” ma hanno l’obiettivo di invogliare Elena a mangiare con gusto durante i pasti principali, di farle venire l’acquolina in bocca, di accendere il desiderio di sedersi a tavola con mamma e papà. Nel dettaglio ho chiesto ai genitori:
– di eliminare tutti gli spuntini fuori pasto;
– di fornire minime porzioni di cibo a colazione, pranzo e cena in modo che Elena sia portata a chiederne ancora;
di gustare le pietanze enfatizzandone la bontà e di vietare alla bambina alcuni alimenti dichiarando che “sono riservati solo ai grandi”.
– di informare Elena che non si apparecchierà per lei (nel caso cominci a fare i capricci prima di mettersi a tavola) visto che non ha appetito e che quindi le è vietato accedere alle delizie che sono state preparate.

Questi comportamenti, se pur all’apparenza un po’ crudeli, hanno lo scopo di sovvertire i meccanismi del gioco, di fare in modo che sia il bambino a “rincorrere” i genitori e non viceversa. Infatti, la ribellione verso le nuove regole dettate dagli adulti lo indurrà naturalmente a chiedere il cibo, divenuto oggetto del desiderio.
In effetti, dopo qualche settimana Annalisa ha riscontrato notevoli miglioramenti. Elena, dinanzi all’atteggiamento “inusuale” dei genitori, ha cominciato ad esigere di sedersi a tavola con loro. Ha cominciato a chiedere il bis delle pietanze che le venivano presentate, sottolineandone (come facevano i grandi) la bontà. Ha mostrato impazienza quando i genitori (volontariamente) tardavano a riempirle il piatto con la scusa di essere intenti in altre attività. I pasti sono così diventati un momento in cui la famiglia ha potuto ritrovarsi in maniera serena e senza tensioni.

Fonte: G. Nardone e l’Equipe del Centro di Terapia Strategica, Aiutare i genitori ad aiutare i figli. Problemi e soluzioni per il ciclo di vita, 2012 Ponte alle Grazie, Milano.

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