Un po’ di psicologhese: la dissonanza cognitiva

dissonanza cognitiva

Un giorno una volpe, che era oppressa dalla fame, vide su un’alta vigna dell’uva rosseggiante e, saltando con tutte le sue forze, cercava di raggiungerla.  Nonostante avesse tentato numerose volte, non riusciva a far suo quel cibo delizioso. La fame dell’animale però era sempre più forte e la volpe non trovava una soluzione che riuscisse a placarla. I grappoli d’uva restavano davanti ai suoi occhi, vicini ma allo stesso tempo lontanissimi, così siccome non poteva toccarli, la volpe scese dalla vigna lamentandosi ed esclamò: “Non sono ancora maturi, non voglio prenderli acerbi”.
Oggi prendiamo a prestito la famosissima favola di Fedro per parlare di un fenomeno che ciascuno di noi ha sicuramente sperimentato: la dissonanza cognitiva. Di che si tratta?

Utilizziamo un ulteriore esempio. Immaginiamo che dobbiate cambiare casa e vi troviate a dover scegliere un nuovo appartamento. Immaginiamo anche che Dopo averne visti parecchi, la scelta si riduca a due opzioni: un bell’alloggio al pian terreno con ampio giardino e un appartamento con terrazzino all’ultimo piano. Dopo aver valutato pro e contro molto attentamente, acquistate l’alloggio dell’ultimo piano. A questo punto scatta la dissonanza cognitiva. La vostra mente sarà tarlata dal dubbio di non aver fatto una buona scelta e tornerà spesso all’opzione scartata…d’altronde una casa non si acquista tutti i giorni!!! Ma ecco che viene in soccorso un meccanismo in grado di ridurre tale disagio emotivo: comincerete a sottolineare i pregi della vostra nuova casa e a trovare difetti in quella che non avete acquistato…qualcosa del tipo: “Beh, che me ne facevo del giardino? In fondo va curato costantemente ed io non avrei il tempo. E poi chissà che problemi con l’inquilino del piano di sopra. Invece ho a disposizione un bel terrazzino, posso comunque organizzare delle cene con amici e non dovrò preoccuparmi della manutenzione. Ma sì, ho fatto la scelta giusta“. Insomma, con questo autoinganno rafforzerete l’idea di aver agito nel migliore dei modi e allontanerete da voi l’angosciante dubbio di aver fatto un acquisto sbagliato.

La stessa cosa succede nella favola di Fedro: quando alla fame si contrappone l’incapacità di raggiungere il tanto agognato grappolo d’uva si instaura nella volpe una sensazione di profondo disagio interiore. L’unico modo per acquietarla è disprezzare il frutto, dichiarare che è acerbo. Solo così sarà più facile superare l’empasse emotivo.

Per riassumere: la teoria della dissonanza cognitiva di Leon Festinger (1953) sottolinea come l’uomo tenda sempre ad essere coerente con sé stesso nel modo di pensare e di agire. Se per qualche motivo si scontra con una situazione che genera incoerenza (o dissonanza), mette in atto delle razionalizzazioni che gli servono a ridurre tale discordanza e la conseguente sensazione di disagio psicologico.

Aiutiamoci ancora con l’ultimo esempio:

so che il fumo nuoce alla salute > non fumo > nessuna dissonanza;

so che il fumo nuoce alla salute > fumo > dissonanza cognitiva > tendenza a ridurla > “Sono altrettanto dannose le sostanze presenti nell’aria che respiriamo” oppure “Mio nonno fumava come un turco ed è morto a 95 anni!“.

E voi vi siete mai trovati in una situazione di dissonanza cognitiva? E se sì, che escamotage avete messo in atto per superarla?

Fonte: G. Nardone e G. De Santis, Cogito ergo soffro, 2011 Milano, Ponte alle Grazie.

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