Temibili ma simpatiche: le gaffe!

Povero Luca Giurato: in questo filmato colleziona una gaffe dietro l’altra. Ma a chi di noi non è mai capitato di fare una figuraccia?Le brutte figure possono verificarsi per le ragioni più varie, ma hanno tutte un elemento in comune: si producono quando violiamo regole sociali comunemente accettate. A fronte di questo elemento comune, però, c’è una grande variabilità: non tutti reagiscono allo stesso modo. Infatti, secondo recenti studi, pare sia più portato ad imbarazzarsi chi si sottovaluta e chi dà molta importanza al giudizio altrui.

Ma cerchiamo di analizzare insieme i tipo di figuracce nelle quali possiamo incorrere. Esse sono classificabili in 4 grandi categorie:
1) Contegno fisico: la nostra cultura giudica male l’incontinenza, l’incapacità di controllare i propri istinti o le pulsioni fisiologiche. Perciò è squalificante mangiare in modo scomposto, farsi scappare eruttazioni e flatulenze, grattarsi, mettersi le dita nel naso, addormentarsi in pubblico, girare trasandati o sporchi.
2) Pudore sessuale: nella nostra cultura il sesso è tabù, ed è visto come fatto del tutto privato. Dunque chi lo espone senza pudore (vestiti troppo succinti, spalline che cadono scoprendo il seno, zip dei pantaloni aperte), per provocazione o anche per incidente, infrange un divieto.
3) Sbadataggini: cadere, inciampare, sbattere contro una vetrata, far cadere oggetti. Sono comportamenti che denotano distrazione, incompetenza, inadeguatezza al proprio ruolo. La figuraccia è direttamente proporzionale al ruolo che si riveste: più è alto, più la figuraccia fa “perdere punti”, lede il prestigio personale.
4) Sensibilità nei confronti degli altri: arrivare in ritardo, esprimere giudizi offensivi, taglienti o razzisti, dire parolacce, essere invadenti, indelicati o palesemente ingrati… Nella nostra cultura questi comportamenti sono giudicati irrispettosi perché equivalgono a forme di violenza.

Eppure, alcuni ricercatori della Vrije Universiteit di Amsterdam hanno scoperto che un soggetto imbarazzato dopo aver commesso una gaffe attira su di sé giudizi favorevoli. Perché? Perché l’imbarazzo fa trapelare il nostro lato più fragile e “umano”, suscitando comprensione ed empatia. Inoltre ha una funzione riparatrice: rivela la consapevolezza di aver fatto un errore e l’intenzione di porvi rimedio, quindi anche una giusta sensibilità verso gli altri. E questo atteggiamento è stato fondamentale nella nostra evoluzione: ai nostri antenati ritrovarsi isolati perché esclusi dal gruppo poteva costare la vita. Per questo quando si è imbarazzati si china la testa, ci si incurva. E’ il nostro tentativo di diventare “invisibili”, ma anche un segno di sottomissione, simile a quello degli animali: occhi bassi e corpo che si piega (per sembrare più piccoli) sono segnali di pacificazione che scoraggiano l’aggressione. L’imbarazzo dunque è un segnale di disagio che equivale ad una scusa e funziona da deterrente: la paura di riprovare questo malessere trattiene dal commettere altri errori.

Ma come riparare a una gaffe? Una ricerca della Duke University ha mostrato che comunicare il proprio imbarazzo aiuta a superarlo. Ma non basta. Meglio seguire 3 regole:
1) Chiedere scusa senza attribuire responsabilità ad altri (“Ho rotto il vaso perché era appoggiato male”);
2) Se il danno è materiale ci si offrirà di risarcirlo, mentre un “Mi dispiace non volevo ferirti” è la risposta migliore se si è urtata la sensibilità di una persona;
3) Alleggerire la situazione facendo una battuta.
In caso di innocue sbadataggini, in ogni caso, ce la si può cavare con un semplice sorriso e una giustificazione (“Stanotte ho dormito poco”). Tenendo conto che, in generale, gli altri danno meno importanza di noi alle nostre magre figure.

E voi avete mai fatto una gaffe? Volete raccontarla? Dai, sorridiamo un po’ insieme!

Fonte: Focus. Scoprire e capire il mondo. N. 244 – Febbraio 2013

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