Cancro e vissuti psicologici – Parte II

cancro

Nel post precedente abbiamo parlato dei vissuti psicologici del paziente oncologico. Oggi analizzeremo più dettagliatamente le reazioni della famiglia alla diagnosi di malattia.

L’individuo e la famiglia sviluppano meccanismi di difesa che permettono loro di controllare la realtà senza essere sopraffatti dalle emozioni, di affrontare e superare le difficoltà in modo da raggiungere un nuovo equilibrio. Il processo di riadattamento non è affatto semplice e può richiedere un enorme sforzo psicologico e diverso tempo per essere attuato.
La cultura occidentale fatica a considerare la malattia o la morte come eventi naturali da accettare senza angoscia: ecco perché il cancro rappresenta un evento che stravolge le consuete modalità di funzionamento e richiede cambiamenti nell’organizzazione del sistema familiare. La malattia rappresenta un ostacolo che mette a dura prova non solo l’individuo ma l’intero sistema di relazioni familiari: ad essere colpito non è quindi solo il paziente ma l’intero “corpo familiare“.

Alla diagnosi il paziente e i familiari reagiscono in maniera generalmente traumatica perché si sentono profondamente minacciati nella loro identità e si trovano costretti a scontrarsi con un mondo di incertezze, di cambiamenti di ruolo e di funzioni, di trasformazioni fisiche, ecc.
L’individuo e la famiglia attraversano una prima fase di shock successivo alla diagnosi, attivando meccanismi di difesa (come la negazione) che servono ad accompagnarli a confrontarsi con una realtà che non erano preparati ad affrontare. A livello individuale segue una fase di reazione conseguente al fatto che le procedure mediche costringono ad interfacciarsi con l’evidenza della malattia. A causa dell’angoscia scatenata dall’impatto con la realtà, l’individuo può sviluppare altri meccanismi difensivi che gli permettono di non essere sopraffatto dalle emozioni. Anche i familiari difronte alla disperazione legata ai pensieri di morte, reagiscono con atteggiamenti di negazione e rifiuto.
L’individuo attraversa quindi la fase elaborativa durante la quale cerca di dare un significato a ciò che gli è successo, riflette sul passato, sui progetti mai realizzati e si interroga sul futuro. I familiari dal canto loro sviluppano una relazione con il  malato che va dalla negazione all’iperprotettività e ipercoinvolgimento (che li porta a ricercare cure miracolose) o al distanziamento per cui, a scopo difensivo, delegano l’assistenza ad una struttura sanitaria. La persona attraversa infine una fase di riorientamento, successiva ad ogni controllo, e che ripropone le problematiche esistenziali delle precedenti fasi. A livello familiare si assiste poi ad una fase di accettazione, che permette di affrontare e superare le difficoltà, raggiungendo via via un nuovo equilibrio. Ciò è possibile quando alla patologia segue una guarigione clinica e una lunga  sopravvivenza del paziente. Qualora si assista ad una ripresa della malattia si ripropongono sia per l’individuo che per la famiglia le fasi precedentemente descritte per arrivare alla fase del lutto.

A cosa può essere utile un supporto psicologico? A sostenere e accompagnare il paziente e la sua famiglia lungo il percorso sin qui descritto, non con invadenza ma lasciando spazio all’ascolto, al contenimento e all’accudimento.

Avete avuto esperienza diretta o indiretta con il cancro? Il blog è aperto a tutti i vostri contributi che, come sempre, sono molto preziosi…

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Una risposta a Cancro e vissuti psicologici – Parte II

  1. Sergio ha detto:

    Sto vivendo in prima persona quanto sta accadendo a mia moglie, quindi come famigliare che la sta affiancando in questo difficile momento. Tutto quanto è stato fin riportato sopra è vero, nel senso che quello che succede alla varie persone che compongono il nucleo famigliare principale (moglie – marito – figli) ed allargato (genitori, sorelle , fratelli, cognati, ecc, ecc) lo sto vivendo in questi giorni. Sono conviinto che un’aiuto psicologico iper questi casi sia necessario tanto che già le strutture oncologiche mettono a disposizione psicologi a supporto sia del paziente e sia dei suoi famigliari. Al di là della vicenda personale che stiamo vivendo, la mia prima sensazione è quella che improvvisamente la vita assume tutta un’altra connotazione. Problemi, vicende, che prima sembravano importanti per cui magari uno si arrabbiava, si impuntava, si rattristava, si interstardiva, improvvisamente sembrano lontane, piccole, di importanza pari a zero. Si torna un pò con i piedi per terra, le pretese diminuiscono, la fretta cessa di essere compagna delle nostre giornate. Quando sai che una mattina di alzerai e che guardandoti allo specchio scoprirai che i tuoi capelli saranno rimasti sul cuscino; che per giorni vomiterai anche l’anima, cosa te ne importa se uno ti ha fatto uno sgarbo in auto magari rubandoti un parcheggio piuttosto di un collega che per farsi bello con il capo si vanta di un lavoro su cui tu, magari hai passato giornate intere? I problemi sono ben altri………restare vivi.

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