Finché morte non ci separi

Quali sono i motivi per cui due persone decidono di sposarsi? Ne parliamo oggi cominciando ad elencare i sette falsi miti sul matrimonio individuati dai ricercatori Lederer e Jackson.
Primo mito: le persone si sposano perché si amano. Ma cos’è l’amore? Sullivan, riferendosi a coppie affiatate e soddisfatte del loro rapporto, sostiene che si ama quando la soddisfazione e la sicurezza di un’altra persona ci sta a cuore quanto la nostra.
In ogni caso non è corretto pensare che le persone si sposino per amore. L’emozione che esse chiamano amore spesso è in realtà una forte attrazione sessuale, timore o desiderio di approvazione. Ma allora perché si sposano? La natura spinge l’essere umano alla riproduzione e, poiché tutte le emozioni vissute durante il periodo del corteggiamento e la stessa attrazione sessuale si affievoliscono e spesso svaniscono in breve tempo dopo la luna di miele, è ragionevole affermare che sia proprio l’istinto di riproduzione (scambiato per amore) ad indurre molti a sposarsi.
Altra ragione che porta al matrimonio è il persistere si pregiudizi culturali secondo i quali una donna nubile è meno attraente e un uomo scapolo può essere considerato omosessuale. A ciò si aggiungano anche le pressioni dei genitori che desiderano vedere i loro figli “sistemati”. E questi ultimi spesso crescono nell’idea che i loro genitori abbiano avuto un matrimonio perfetto e si siano sempre amati: così cercano di emularli.
E che dire di coloro che si sposano per solitudine? Non riescono a stare da soli e si sposano per disperazione, non per amore. Ma ci si può anche sposare per migliorare se stessi: quando si incontra una persona con le qualità che si desidererebbe avere, si può pensare che sposandola si potranno acquisire senza sforzo le caratteristiche anelate.
Ancora, chi ha perso il padre o la madre in tenerà età può decidere di scegliere un partner disposto a “interpretare” il ruolo genitoriale.
In conclusione, le persone generalmente si sposano perché credono di amarsi e vivono l’illusione che il matrimonio risolverà ogni problema e li renderà costantemente felici.

Secondo mito: la maggior parte delle persone sposate si ama. Numerosi studi hanno dimostrato che persone sposate da più di tre o quattro anni raramente riferiscono spontaneamente all’intervistatore che si amano. Solitamente si esprimono con frasi tipo: “Lei è una buona madre” oppure “Lui è bravo a provvedere a tutti i bisogni della nostra famiglia”. In molti matrimoni, soprattutto quelli che presentano delle difficoltà, ognuno dei due partner è sinceramente convinto di fare del proprio meglio per salvaguardare il rapporto e che problemi e incomprensioni siano causati dall’altro ma le azioni considerate improntate all’amore e alla generosità, se osservate attentamente, sono per lo più motivate dal desiderio di sopraffare l’altro.

Terzo mito: l’amore è necessario per un matrimonio soddisfacente. Spesso l’amore viene confuso con l’innamoramento, quel sentimento che si prova all’inizio del rapporto, quando l’altra persona si conosce ancora poco e lo stare insieme è un’esperienza meravigliosa e stimolante.  Quando il partner viene scelto sulla base di qualità presunte  e poi si scopre che queste non sono presenti, si va incontro ad una profonda delusione. Sposarsi sull’onda dell’innamoramento vuol dire fare i conti, durante la convivenza, con abitudini e peculiarità del carattere del partner che prima erano sconosciute e che pian piano incrinano l’idea fiabesca del matrimonio perfetto.
L’innamoramento non è dunque necessario per un’unione duratura. Il piacere offerto dalla compagnia dell’altro, l’attrazione sessuale per come realmente è, la devozione e il rispetto reciproci: questo può essere chiamato amore.
Ma anche l’amore può non essere indispensabile. Un matrimonio che funziona dovrebbe essere caratterizzato da tolleranza, onestà e dai vantaggi reciproci che lo stare insieme fornisce. E questo può esistere senza che ci sia amore: i partner possono non essere completamente felici della loro unione e possono non amarsi, ma non sono soli e condividono numerose esperienze, anche piacevoli, sono ragionevolmente soddisfatti dei loro livelli di funzionamento personale e interpersonale.

Quarto mito: esistono differenze comportamentali e costituzionali tra maschi e femmine e queste differenze causano la maggior parte dei problemi coniugali. Esistono differenze fisiche e psicologiche tra uomini e donne, ma è difficile determinarle con esattezza. Comunemente si crede che uomini e donne siano molto diversi perché storicamente hanno rivestito ruoli differenti nella società. Non si considera che, quando i ruoli vengono ribaltati, ciascuno acquisisce molte delle caratteristiche e dei tratti di personalità usualmente associati al sesso opposto. D’altronde, se è vero che c’è stata un’epoca in cui gli uomini lavoravano per il sostentamento della famiglia e le donne si occupavano della casa e dei figli, è anche vero che nella preistoria accadeva il contrario: tutte le attività, tranne la caccia e la guerra, erano appannaggio delle donne. Queste si occupavano di filatura, tessitura e della produzione di utensili per la costruzione di ripari, la creazione di indumenti, la coltivazione del terreno. I ruoli dunque non dipendono dal sesso ma sarebbero determinati dalle pressioni sociali e dalle aspettative culturali.
Uomini e donne, quindi, possono decidere autonomamente quali ruoli rivestire all’interno del proprio matrimonio. Gli eventuali problemi coniugali non dipendono dalle differenze, ma dall’incapacità di scegliere e mettere in atto il ruolo e i comportamenti desiderati o necessari.

Continua…

 Fonte:

Loriedo C., Di Giusto M., De Bernardis G. (2011), Attrazione e scelta. Incontrarsi e formare una coppia, Milano – Ponte alle Grazie

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