Ansia: la storia di Luca (Prima parte)

ansia

Pensavo che a me non sarebbe mai successo…poi un giorno mi sono accorto che l’ansia era diventata un’ingombrante compagna di vita.Mi chiamo Luca. Ho 37 anni e sono un libero professionista. Un ragazzo come tanti direi.
Ho sempre osservato i “problemi psicologici” degli altri con una certa sufficienza. Credevo fossero solo scuse, escamotage dietro i quali le persone deboli si nascondono per non affrontare la vita con grinta. Io invece ho sempre “mangiato la vita a morsi”. Volevo una cosa? Me la prendevo. Bastava la giusta dose di determinazione.
Una vita tutto sommato in discesa: famiglia unita, studi superati con successo, il lavoro come avvocato che ingrana con una certa facilità, tanti amici con cui uscire e trascorrere serate spensierate, tirando fino a tardi. Anche con le donne ho sempre avuto un discreto successo: tante relazioni ma mai nulla di troppo impegnativo. Ho sempre pensato che avrei avuto tutto il tempo per mettere la testa a posto…

Fino a due anni fa. Nel mio condominio arriva Clelia, una nuova affittuaria: un angelo biondo bellissimo. Abita a Firenze ma si trasferisce in Piemonte per un corso di formazione di sei mesi. L’idea è quella di ritornare a casa subito dopo. Sei mesi più tardi però, anziché tornare in Toscana, è a casa mia. Ci siamo innamorati follemente e così improvvisiamo una convivenza. Clelia lascia tutto per me: famiglia, amici, lavoro…e decide di ricostruire la sua vita nella nuova città. Tutto sembra tanto folle quanto bello…così bello da far capitolare anche uno scavezzacollo come me. 

Decido di farle conoscere i miei amici. Penso: “E’ così sola qui, si troverà sicuramente bene nella mia compagnia”. Ricordo ancora la sera in cui siamo usciti tutti insieme. Il gruppo la accoglie con entusiasmo, ma lei è silenziosa per la maggior parte del tempo e ad un certo punto mi chiede di rientrare a casa. Una volta giunti nell’appartamento scoppia in lacrime: mi accusa di non averle prestato troppa attenzione, di aver parlato più con gli altri che con lei e dice di aver notato uno strano “gioco di sguardi” con alcune ragazze del gruppo. Gioco di sguardi??? Cado dalle nuvole. Non ho occhi che per Clelia e le mie amiche (oramai decennali) sono come sorelle per me. Rimango basito. Lei piange in maniera convulsa per tutta la sera, nulla pare poterla consolare. Il giorno dopo le acque sembrano essersi calmate. Trascorriamo insieme l’intera giornata e tutto sembra tornare alla normalità.

Fino a che gli amici non organizzano una nuova serata. Clelia è visibilmente tesa e questa volta aggredisce verbalmente la mia migliore amica per un innocuo “buffetto” sulla guancia. Guardo la scena incredulo. La serata è rovinata e torniamo a casa. Lei scoppia di nuovo in lacrime e questa volta, urlando, mi rinfaccia di aver lasciato tutto per me e di sentirsi abbandonata e messa da parte. Mi chiede che bisogno c’è di passare delle inutili serate con “certa gente”: lei forse non mi basta? Mentre la vedo piangere e la sento imprecare contro i miei amici, il mio cuore batte a mille e le gambe tremano. La amo e non voglio vederla così: sembra trasfigurarsi.  Tento di nuovo di rassicurarla come posso ma niente sembra fare effetto. Per fortuna il giorno seguente, rientrato dal lavoro, la trovo sorridente ad accogliermi. Sembra tutto passato. 

I miei amici tornano a farsi sentire. Solo i ragazzi però (le ragazze mi dicono chiaramente che con Clelia non vogliono più avere nulla a che fare). Mi viene proposta una pizza in un pub che trasmette la partita della nostra squadra del cuore. Accetto! Peccato non aver fatto i conti con la mia partner. Quando le comunico cosa avrei fatto un paio di sere più tardi, si fa scura in volto: “E io cosa faccio da sola a casa? A me non pensi? Sei un egoista!”. La tranquillizzo dicendole che starò fuori solo il tempo della partita ma questo non sembra bastarle. Se ne va in camera sbattendo la porta e non mi parlerà per le successive 24 ore. Contatto Fabio: “Mercoledì sera non ci sono. E’ sopraggiunto un altro impegno. Saluta gli altri. Divertitevi”. Comunico la decisione a Clelia che finalmente smette di tenermi il muso. 

Continua…

Avete un’esperienza che volete condividere? Volete raccontare una storia di ansia, panico o inerente a uno qualsiasi degli argomenti trattati in questo blog? Scrivetemi e io la pubblicherò!

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