Si fa presto a dire depressione (Parte IV)

Depressione

Nei precedenti post abbiamo visto come il termine depressione sottenda in realtà molteplici sfaccettature. Abbiamo quindi parlato dell’illuso deluso di sé, di colui che si sente deluso dagli altri e del depresso radicale. Oggi approfondiremo le caratteristiche del Moralista.
Chi è il moralista? Colui che ritiene di essere sempre nel giusto, di comportarsi in maniera inappuntabile e irreprensibile. E’ intransigente verso se stesso e gli altri, certo di conoscere esattamente come dovrebbero andare le cose. Questo atteggiamento lo porta a credere che chi non si adegua a certe regole sia sbagliato e andrebbe riportato sulla retta via. Il moralista è convinto che, in quanto persona onesta, nulla potrà mai accadergli e che anche gli altri saranno sempre leali con lui (credenza originaria).
La vita lo porterà inevitabilmente a confrontarsi con delle ingiustizie, con degli eventi del tutto inattesi che, proprio perché mai preventivati, saranno percepiti in maniera oltremodo traumatica. L’individuo a questo punto potrà:

 – accettare l’evento, rivedere la propria credenza originaria e recuperare l’equilibrio psicologico;
– soccombere alla delusione, vissuta come insormontabile, mettendo in atto la consueta e fallimentare soluzione di rinuncia.

Proprio questa seconda opzione, conduce il moralista a sviluppare la patologia depressiva. Il soggetto si sente schiacciato dalle ingiustizie e percepisce il mondo come troppo cattivo per essere in grado di cambiarlo. La rabbia e il rancore verso ciò che non può essere redento vengono inibiti per non offuscare l’immagine di sé: il moralista non può perdere il controllo. Soffocare continuamente le proprie emozioni produce però un senso di profonda frustrazione che può dar luogo ad improvvise quanto incontrollate manifestazioni di aggressività verso gli altri.  Il moralista non mette mai in dubbio le proprie convinzioni: al contrario, ritiene siano capisaldi fondamentali che tutti dovrebbero avere nella propria vita. Manifesta continuo biasimo verso la condotta altrui ed è proprio la rigidità del proprio pensiero a costruire una perfetta trappola mentale. Sarà infatti la delusione insopportabile, di chi pensava che il mondo potesse essere diverso, a trasformarsi nella convinzione che qualsiasi azione non sarà sufficiente a cambiarlo e dunque in sofferenza depressiva.

Fonte: Muriana E., Pettenò L., Verbitz T., 2006 – I volti della depressione: curarsi con la psicoterapia in tempi brevi – Ponte alle Grazie, Milano.

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