Relazioni violente (Parte II)

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Nel post precedente abbiamo parlato di come si innesca e si autoalimenta il ciclo di violenza all’interno di una relazione di coppia. Oggi cercheremo di capire quali sono gli effetti della violenza sulla psiche di chi ne è vittima.

Chi è vittima di violenza manifesta sintomi quali: ipervigilanza (il corpo è in un continuo stato di allerta come se vi fosse una persistente situazione di pericolo), pensieri ricorrenti e intrusivi che tornano anche sotto forma di incubi, senso di impotenza. Davanti ad eventi pericolosi quali le esplosioni di violenza che continuano ad accadere, il soggetto si comporta come se tali eventi avessero perso il loro senso di pericolo così che si “arrende”, perde qualsiasi iniziativa ed è incapace di reagire. In genere di fronte ad un evento fortemente traumatico, la mente umana tende a ripiegarsi, preferisce “non sapere”; anche le vittime di violenza condividono spesso questa volontà di dissociarsi della sofferenza, separando le emozioni e vivendo l’esperienza traumatica con un atteggiamento di distacco, d’irrealtà. Abbiamo già affrontato la Sindrome Post Traumatica da Stress ma in caso di sottomissione ad una regime autoritario sia nella vita familiare che in quella sessuale si parla di Disturbo Complesso Post Traumatico da Stress. I sintomi sono molteplici.

Alterazioni nella regolazione dell’umore:

  • abbassamento del tono dell’umore accompagnato da sconforto, ansia, irritabilità ed eccessiva reattività agli stimoli;
  • preoccupazione cronica suicidarla;
  • comportamenti autolesionistici;
  • collera esplosiva o inibita (possono alternarsi);
  • sessualità compulsiva o repressa (possono alternarsi).

Alterazioni della “lucidità”:

  • amnesia o, al contrario, capacità esagerata di ricordare eventi traumatici;
  • episodi dissociativi transitori;
  • depersonalizzazione/derealizzazione (non sentirsi se stesso, non sentirsi parte del mondo);
  • sensazione di rivivere costantemente l’esperienza traumatica

Alterazioni della percezione di sé:

  • senso d’impotenza o paralisi dell’iniziativa;
  • senso di vergogna, colpa;
  • senso di svalutazione;
  • sensazione di essere completamente diverso dagli altri (può essere la sensazione d’essere “speciale”, un senso di completa solitudine, la convinzione di non essere compreso da nessuno oppure senso di aver perso la propria identità).

Alterazioni nella percezione del carnefice:

  • preoccupazione sul rapporto con il carnefice (compresa la preoccupazione di una vendetta);
  • attribuzione irrealistica di totale potere al carnefice;
  • idealizzazione o gratitudine paradossale;
  • senso di avere con il carnefice una relazione speciale o sovrannaturale;
  • accettazione del sistema di valori del carnefice.

Alterazione nelle relazioni con gli altri:

  • isolamento o ritiro sociale;
  • disturbi nelle relazioni intime;
  • ricerca ripetuta di un salvatore (può alternarsi con isolamento e ritiro);
  • sfiducia persistente;
  • ripetuti fallimenti nell’autoprotezione.

Alterazione nei sistemi di significato:

  • perdita di fiducia;
  • senso d’inutilità e di disperazione.

Dagli effetti della violenza, si può “guarire”, la strada è faticosa, ma il supporto psicologico, può aiutare la vittima :

  • a creare una situazione protetta, che le dia un senso di sicurezza;
  • a ricordare e rielaborare la propria storia (nel rispetto dei suoi tempi);
  • ad elaborare il lutto che il fallimento del suo progetto di vita ha provocato;
  • a ricostruire i legami che la violenza aveva spezzato nella vita di tutti i giorni.

 

Fonte:
Le relazioni pericolose – Il danno della violenza maschile sulle donne – Graciela Marchueta

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