Nessun dolore?

mass-media

Il modo in cui i giornalisti descrivono i fatti di cronaca più efferati, mi fa pensare che forse ci stiamo progressivamente anestetizzando al dolore

Femminicidi, genitori che uccidono i propri figli, ostaggi decapitati, anziani e bambini maltrattati: questo e molto altro è ciò a cui siamo stati abituati quotidianamente dai giornali. Non è certo se oggigiorno gli episodi di violenza siano molto più numerosi rispetto al passato ma sembra che attualmente molti cronisti, oltre a dare la notizia, provino quasi un sottile piacere a fornire dettagli raccapriccianti. Perché? E’ brama di scoop? E se davvero si fa lo scoop, sarà perché il pubblico ha fame di horror? Stiamo perdendo sensibilità al dolore? Basti pensare al numero di visualizzazioni che alcuni video shock realizzano su Youtube… Insomma: oltre al gusto di spiare dal buco della serratura, pare che ci sia più godimento se assistiamo ad una scena macabra.

Non è sufficiente sapere che un uomo ha ucciso la sua compagna: veniamo informati anche sull’arma utilizzata e sul modo barbaro utilizzato per infierire sulla vittima. Non basta venire a conoscenza dell’uccisione di ostaggi da parte di guerriglieri senza scrupoli: si corre in internet a cercare il video dell’esecuzione. Dunque, i media insistono su dettagli e particolari come se volessero saziare un popolo avido di immagini agghiaccianti. Qualcuno pensa all’elevato rischio di emulazione da parte di soggetti emotivamente fragili e instabili, alla possibilità che un’informazione poco accorta possa innescare un’escalation di aggressività?

Giusto ieri sera ho sentito una mamma difendere in tv il proprio figlio 24enne, accusato di tentato omicidio per aver seviziato per ore un adolescente, riducendolo in fin di vita. “E’ stato solo un gioco. Non voleva fare del male, non si è reso conto della gravità del gesto“, ripeteva la donna. Frasi inquietanti che devono farci riflettere.
I picchi di morbosità che ha raggiunto l’interesse per la cronaca nera rischiano di favorire, soprattutto nei soggetti più a rischio, l’identificazione con modelli negativi sui quali proiettare tutta la propria frustrazione e aggressività, con conseguenti atti imitativi (vedi ad esempio gli episodi del lancio di sassi dai cavalcavia).

Per questo ed altri motivi, i mass media dovrebbero costantemente ricordare la grande responsabilità che hanno ed è per questo che sarebbe auspicabile informassero in maniera etica e rispettosa di ogni fascia di popolazione (anche quella più a rischio).

Lascio a voi la parola per eventuali riflessioni…

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