Panico: l’approccio della Terapia Strategica!

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Buon anno a tutti!
Do inizio alle pubblicazioni del 2015 condividendo con voi un articolo del collega Bernardo Paoli, psicologo e psicoterapeuta specializzato in Terapia Breve Strategica, che ci spiega come crearsi un perfetto attacco di panico. “Perché mai farsi venire un attacco di panico?”, mi chiederete.
Di seguito la spiegazione.
Buona lettura…

La soluzione è contenuta nei problemi. Questa saggezza intuitiva corrisponde a quanto ormai da anni ha dimostrato la ricerca portata avanti dall’approccio strategico alla soluzione dei problemi umani. Le azioni che mettiamo in atto quando siamo dentro ad un problema indicano qual è la soluzione a quello stesso problema. La soluzione è contenuta nei problemi, o meglio, la soluzione – direbbe Giorgio Nardone – spiega i problemi. I problemi sono come una porta d’emergenza che cerchiamo di aprire spingendo; continuiamo a spingere, spingere, ma la porta non si apre, finché non ci accorgiamo che sopra c’è scritto “tirare”. Tirare è l’azione che risolve (e quindi spiega) com’è che si stava mantenendo il problema: la porta restava chiusa perché stavamo spingendo. La soluzione è contenuta nei problemi, ed è la soluzione a spiegare il meccanismo di persistenza dei problemi.

Quando ci troviamo dentro ad una difficoltà che non riusciamo a risolvere, è quindi utile porsi questa domanda: cosa sto facendo, dicendo e pensando per cercare di uscire dalla mia situazione? All’interno di quell’insieme di gesti, pensieri e parole, ce ne sono alcuni che stanno mantenendo in piedi il problema.

Ciò è vero anche per gli attacchi di panico, un’esperienza sconvolgente in cui il corpo sembra impazzire, fa delle cose completamente fuori dal proprio controllo. Ti trovi ad esempio sull’autobus e, semmai senza alcun preavviso o motivo scatenante, inizia una serie di reazioni fisiche imprevedibili e incontrollabili: sudore freddo, tachicardia, senso di confusione mentale, timore di morire o di impazzire, di cadere per terra svenuti.

Per capire cosa siano gli attacchi di panico, però dicevamo, anziché soffermarci sulla loro fenomenologia, su come essi appaiono, può essere più utile osservare come essi vengono eliminati. Ciò che porta a soluzione il “problema-panico” indica qual è il suo meccanismo di persistenza. Sono le soluzioni a spiegare il problema; sono le strategie terapeutiche risultate efficaci a spiegare il meccanismo di persistenza.

La soluzione agli attacchi di panico passa, nella maggior parte dei casi, attraverso quattro “ingredienti”: la non socializzazione del problema (ovvero evitare di farne argomento di discussione quotidiana), temere l’aiuto da parte degli altri (ovvero tenere chiaro a mente che l’aiuto e il sostegno da parte di amici e familiari se non ha portato all’eliminazione del panico significa che lo sta alimentando), lo sforzarsi di perdere volontariamente il controllo del proprio corpo (ovvero perdere il controllo per ritrovarlo), evitare di evitare (ovvero la paura guardata in faccia si trasforma in coraggio). In psicoterapia breve strategica vengono utilizzati tutti e 4 questi ingredienti per “smontare” il panico; quindi, in maniera speculare, essi indicano in che modo si sviluppano e si mantengono gli attacchi di panico.

Se, per assurdo, qualcuno desiderasse crearsi dei perfetti attacchi di panico potrebbe infatti mettere in atto i seguenti suggerimenti:

1) Quando hai delle reazioni fisiche spontanee che ti spaventano, perché semmai immotivate, (tachicardia o sensazione di confusione mentale ad esempio), cerca di tenerle sotto controllo; sforzati di cercare di diminuire il battito del cuore, di eliminare la sensazione di torpore che hai in testa, cerca insomma di scacciare queste reazioni.

2) Parla di questa sensazione spaventosa di perdita di controllo il più possibile, con familiari ed amici, facendo loro capire quanto è terribile ciò che hai provato…

3) …convincendo qualcuno di loro a tenerti compagnia nei momenti in cui ti senti più fragile, e ad accompagnarti se devi affrontare situazioni o luoghi che ti potrebbero provocare nuovamente quelle sensazioni.

4) Infine, se ti accorgi che c’è una connessione stretta tra alcune situazioni o luoghi e l’aumento dell’ansia, inizia ad evitare sia le une che gli altri; qualora aumentasse il numero di situazioni e luoghi connessi all’ansia tu comunque continua ad evitarli tutti, anche se questo ti portasse a ritenere casa tua l’unico luogo protetto in cui stare davvero al sicuro.

Fonte: Civico20 News – La rivista online di Torino

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