Voglio vederti danzare (Parte II)

ballo

Come promesso, ecco la seconda parte del post pubblicato la scorsa volta.

Nei movimenti di chi balla si possono leggere anche le emozioni negative: “La tristezza, per esempio, si esprime con passi lenti, movimenti poco ampi, le spalle piegate verso terra, come se ci si volesse accucciare”, commenta Sardo. “Le braccia ciondolano lungo il corpo, oppure servono per abbracciarsi. Non si cerca una relazione con l’altro. Ci si chiude, si restringe la propria figura come se si volesse diventare piccoli e nascondersi dal mondo…”. Una tristezza, per l’appunto. E se invece il sentimento dominante è la rabbia? Allora i movimenti sono bruschi, forti, secchi, spezzati come se si volesse trattenere un atto di  aggressività fisica: “Ad esempio si tengono i pugni chiusi e si muovono le braccia come se si battesse il pugno sul tavolo, oppure in avanti, come fanno i pugili. Anche i salti esprimono pesantezza”, dice Sardo. E non è finita: “Chi è arrabbiato tira dei calci in aria, come se volesse colpire qualcosa di immaginario. Anche battere i piedi per terra può rappresentare sfogo, soprattutto con i pugni chiusi vicino al corpo, come si atteggiano i bambini quando fanno i capricci. Infine”, conclude Sardo,”le braccia sui fianchi o incrociate rappresentano chiusura, come anche girare le spalle a chi balla davanti a noi”.

E in questa folla di agitati, come si possono riconoscere i timidi e gli introversi? La risposta in un solo verbo: dondolano. “Adottano un misto tra l’ondeggiamento tipico della seduzione e l’immobilità di chi ha paura di apparire. Sembrano dire: “Mi piacerebbe esprimermi ma non ho il coraggio”, spiega Sardo. Che continua: “Si spostano da un piede all’altro con movimenti piccoli, le gambe dritte, il peso del corpo al centro. Tengono lo sguardo basso, la testa inclinata su una spalla. Le braccia sono poco energiche: esprimono mancanza di forza e coraggio. Evitano il contatto fisico. Si toccano i capelli ma in modo più nervoso rispetto a quello tipico dei seduttivi”. Un altro modo quasi infallibile per riconoscerli è osservare cosa succede quando il ritmo della musica, improvvisamente, passa da veloce a lento: di solito fuggono dalla pista. “Si sentono in imbarazzo perché nella lentezza c’è una maggiore visibilità, esattamente come accade in un video al rallenty. E l’ultima cosa che un timido desidera è di essere notato”, spiega Bassetti. Ecco perché gli introversi sono quelli che si lanciano più volentieri nei balli di gruppo: si sentono più tranquilli perché devono eseguire sempre gli stessi movimenti, che sono facili e si imparano in poco tempo.

D’altra parte, qualsiasi sia il nostro umore e la nostra personalità, tutti ci sentiamo più protetti se, ballando insieme ad altre persone, c’è una coreografia precisa da seguire. E non solo: “I balli di gruppo”, aggiunge Aldo Vitali, direttore di Tv Sorrisi e Canzoni, “ci fanno sentire uguali e vicini. Ci muoviamo in fila come soldati, ripetendo passi sempre identici: lo fa il bambino, il genitore, lo zio, il nonno. La pista, d’estate, è davvero un’esperienza ‘democratica’”…E infatti, dalla notte dei tempi, essere insieme nello stesso posto, muovendosi allo stesso ritmo, produce piacere ed energia. Una sorta di “Effervescenza collettiva”, la definiva Emile Durkheim, padre della sociologia, all’inizio del secolo scorso. E non è forse questo, in definitiva, il piacere che cerchiamo, volteggiando in pista nelle sere d’estate?

Fonte: Focus. Scoprire e capire il mondo. N. 274 – Agosto 2015

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