Dipendenza affettiva: un estenuante minuetto.


E’ un’incognita ogni sera mia…

Un’attesa, pari a un’agonia. Troppe volte vorrei dirti: no!

E poi ti vedo e tanta forza non ce l’ho!

Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no!

Le mani tue, strumenti su di me,

che dirigi da maestro esperto quale sei…

E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai,

dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.

Tanto sai che quassù male che ti vada avrai

tutta me, se ti andrà per una notte

… E cresce sempre più la solitudine,

nei grandi vuoti che mi lasci tu!

Rinnegare una passione no,

ma non posso dirti sempre sì e sentirmi piccola così

tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te.

Troppo cara la felicità per la mia ingenuità.

Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore

Sono sempre tua, quando vuoi, nelle notti più che mai,

dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.

Tanto sai che quassù male che ti vada avrai

tutta me, se ti andrà, per una notte… sono tua…

… la notte a casa mia, sono tua, sono mille volte tua…

E la vita sta passando su noi, di orizzonti non ne vedo mai!

Ne approfitta il tempo e ruba come hai fatto tu,

il resto di una gioventù che ormai non ho più

E continuo sulla stessa via, sempre ubriaca di malinconia,

ora ammetto che la colpa forse è solo mia,

avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato.

Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai.

Io non so l’amore vero che sorriso ha

Pensieri vanno e vengono, la vita è così…

Questa bellissima e struggente canzone, interpretata da Mia Martini, mi ha fatto subito venire in mente la storia di tante donne che ho visto nel mio studio. Donne accomunate dalla stessa storia di dipendenza affettiva nei confronti di uomini sfuggenti e ambigui. Tutte mi hanno raccontato la medesima incontenibile passione verso personaggi che prima le avevano stregate con l’illusione di un amore da favola, poi le avevano incastrate in un limbo fatto di assenze, mancanze e silenzi inquietanti.

Sono donne che spesso hanno sofferto, hanno vissuto situazioni difficili durante l’infanzia o in relazioni precedenti ed hanno poi incontrato qualcuno che le ha letteralmente “incantate” con la promessa di una relazione finalmente serena e felice. Quando le cose però non vanno come promesso, per queste donne diventa impossibile chiudere il rapporto e rimangono in attesa che prima o poi le cose cambino e il lieto fine arrivi. L’attesa però può durare anni e rivelarsi vana.

Ricordo ancora Claudia, un’affascinante cinquantenne, che aspettava Marco, il suo “principe azzurro”, da vent’anni e non riusciva ad accettare il corteggiamento di nessun altro uomo. Lei rimaneva paziente accanto al telefono, nella speranza che lui le concedesse un incontro. Erano liberi entrambi, nessun vincolo impediva loro di stare insieme ma lui, dopo un inizio che le aveva dato ottime speranze per l’avvenire, le aveva detto di non si sentirsi pronto per una relazione seria, aveva cominciato a farsi vedere meno, a tenerla sempre sul filo del rasoio, ad annullare i loro incontri all’ultimo minuto. Ma Claudia rimaneva lì, incapace di troncare, in attesa che lui si rendesse disponibile ad un appuntamento…in qualsiasi giorno, a qualsiasi ora. Saltava in macchina anche alle 2 di notte…bastava che lui la chiamasse o le mandasse un messaggio per chiederle cosa stesse facendo. Aveva subito qualsiasi tipo di umiliazione, anche quella di sentirsi dire che c’era un’altra, una venticinquenne…Claudia trascorreva i suoi weekend a casa in lacrime, sapendo che Marco era via con lei, ed attendeva paziente che lui, una volta ogni due o tre mesi, le concedesse un fugace incontro. Lo aveva così incoronato imperatore della sua vita, lasciandolo libero di decidere ogni volta della sua vita o della sua morte psichica.

Eppure Claudia si diceva follemente innamorata, sosteneva di non poter vivere senza di lui. Lasciava passare i giorni nell’attesa struggente di un appuntamento, cui seguiva inevitabilmente la depressione per il vuoto che ne sarebbe seguito. E così erano passati inesorabili gli anni…La sua bellezza appariva offuscata non dall’età, ma dal logorio di una “relazione” malata cui non riusciva a sottrarsi. Era così arrivata nel mio studio completamente esausta, priva di energia, devastata da questa sua lotta continua per un brandello di felicità.

Nel testo della canzone di Mia Martini ho voluto evidenziare proprio le parole che secondo me più di altre evidenziano quanto raccontato sin qui: l’attesa estenuante, l’incapacità di porre fine alla relazione e dunque di investire in rapporti sani, il potere concesso all’altra persona che diventa un carnefice, il tempo che passa inesorabile lasciando dietro sé solo tristezza e solitudine…

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