Psicologia dell’avaro (Parte II)

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Pensateci su. Vi è mai capitato di usare scuse come “I negozi erano chiusi e non sono riuscito a portarti il dolce” (se invitati a cena da un amico), oppure “Ho dimenticato di fare il bancomat” (al momento di pagare un caffè al bar). Tenete presente che chi è avaro tende a mentire, per mascherare la propria avarizia come può: “Risparmio sul riscaldamento perché inquina”, oppure “Non ti porto fuori a cena ma ti preparo una pasta in casa, così siamo più tranquilli”, o ancora “Buttare un farmaco solo perché è scaduto? E’ un vero peccato”…

Certo il confine tra parsimonia e avarizia può essere sottile. Il parsimonioso però, secondo le risorse di cui dispone, sa rispondere in modo appropriato all’invito di un amico, o ricambiare un regalo. Il taccagno, invece, viola costantemente la reciprocità, indipendentemente dalla propria capacità economica. Povertà o ricchezza non incidono sull’attitudine al dono: anzi, come diceva Balzac, “l’avarizia comincia dove finisce la povertà”. L’avaro trattiene per sé, non registra il bisogno dell’altro, non si accorge della delusione degli amici.
“Del resto, sebbene l’avarizia sia classificata come il primo e il peggiore dei peccati capitali, in alcune fasi storiche, per esempio nel Dopoguerra, è stata considerata una virtù”, spiega Stefano Zamagni, economista: “Fino a 30 anni fa nessuno dei miei colleghi la citava esplicitamente. Oggi invece diciamo che chi ‘nasconde i soldi sotto il materasso’, accumula e non investe, paralizza il sistema produttivo. La crisi economica degli ultimi anni è anche il risultato di eccessiva tirchieria“.

Genetica e cervello, abbiamo detto, giocano la loro parte.In contraddizione con questo, tuttavia, anche dividere equamente stimola il sistema cerebrale della gratificazione e procura piacere come l’accumulare. Quindi? Il fatto è, dice Sitskoorn, che la genetica ha un peso, “ma molto dipende anche dalle esperienze vissute. E moltissimo dal tipo di famiglia in cui sono cresciuti”. Non si tratta solo del fatto che crescere con genitori troppo parsimoniosi può portare a seguirne l’esempio (anche se c’è chi si ribella e diventa spendaccione). Come spesso accade, è invece una questione di amore. Ci conferma Federico Baranzini, psichiatra e psicoterapeuta: “L’avarizia non è in sé una malattia, ma un sintomo, l’espressione di un disagio. Dietro l’avaro c’è spesso un bambino ferito, deprivato e inibito, che ha imparato ad aggrapparsi alla ‘sicurezza degli oggetti’ perché pensa di non poter contare sull’amore degli altri. La madre dell’avaro è spesso distratta, lontana dai bisogni di suo figlio”. Forse incapace di amarlo ma sicuramente abile nel controllarlo e punirlo, così il bambino cresce a sua volta ipercontrollante, sospettoso, machiavellico. Malizioso perché pensa che gli altri siano tutti come lui, non sa lasciarsi andare e nemmeno “lasciare andare” le cose.

Perciò come se la caverà l’avaro nelle relazioni sentimentali? Non bene. Il taccagno viene percepito come incapace di “darsi”, spesso è affettivamente isolato anche quando si sposa e ha dei figli. “La sola forma di relazione che lo rassicura è la dominanza”, dice Zamagni, “la possibilità di gestire gli affetti con la stessa parsimonia con cui usa il denaro”. Gli uomini poi tendono ad essere più avari delle donne, “che sono più capaci di dinamiche di aiuto e di scambio, e attraverso la maternità capiscono meglio l’esperienza del donarsi totalmente, e del ‘lasciare andare’ l’altro da sé, come si fa con i figli”, aggiunge Federico Baranzini. Per complicarsi ulteriormente la vita, l’avaro teme il disprezzo degli altri, perciò si nasconde e adotta un atteggiamento camaleontico; pur di non essere giudicato arriva a rompere del tutto i rapporti.
In qualche contesto, però, è socialmente ben tollerato: esistono persino siti web come Braccino-corto.it, dedicati alle “regole per risparmiare”. Eccone una: “Tenere aperti i finestrini nei tratti extra-urbani agisce come effetto frenante per l’automobile, spingendo in alto il consumo di carburante. Apriteli soltanto per il tempo necessario al ricambio dell’aria nell’abitacolo”. Se pensare che sia ridicolo, sappiate che la parola “risparmiare”, su Google, è stata la parola più cercata del 2014. Ma diventare generosi si può? Spesso è la vita a insegnare agli spilorci che il costo del trattenere per sé e non dare agli altri è troppo alto. E chi come Scrooge, dopo essere rimasto solo, riesce infine a rimettere gli affetti al primo posto, potrà superare la propria tendenza all’avarizia.

Fonte: Focus. Scoprire e capire il mondo. N. 274 – Agosto 2015

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