Voglio vederti danzare (Parte I)

danza

Ben trovati. Dopo la pausa estiva, l’attività del blog riprende.
Parliamo di ballo: è possibile riconoscere la personalità di una persona osservandola danzare? Lo scopriamo con il post di oggi…

C’è il tizio che, al centro della sala, agita gambe e braccia come un invasato, saltando e scalciando fino a che, intorno a lui si crea uno spazio di “sicurezza” di almeno 2 metri quadri. E poi c’è la ragazza che, in un angolo, si dondola con gli occhi chiusi, indifferente alla musica sparata a palla dalle casse, muovendosi a un ritmo inudibile da tutti gli altri. Sono due dei tanti “tipi da ballo” che popolano le piste dell’estate. Osservarli e commentare le loro mosse, interpretandole e magari ridendone con gli amici, è uno dei passatempi più diffusi ai tavolini. Ma davvero possiamo indovinare la personalità e gli stati d’animo degli altri solo guardandoli ballare?
La risposta è sì: la danza, infatti, è prima di tutto una forma di espressione, antica quanto l’uomo. Certo, balliamo anche per stare insieme, per sedurre, per scaricare le tensioni…però, come spiega Lucia Masiello, psicologa, psicoterapeuta e autrice del saggio Dimmi come balli e ti dirò chi sei: “Il ballo ci serve sostanzialmente per comunicare e quindi per metterci in relazione con gli altri, ma anche con noi stessi”. Il linguaggio della danza, non a caso, è universale, conferma l’antropologa Cristina Natali, dell’Università di Bologna: “A qualsiasi cultura apparteniamo, l’energia e l’intensità dei movimenti, la postura del corpo più o meno aperta, dicono agli altri chi siamo e cosa stiamo provando”. Insomma, la posizione che prendiamo in pista, il modo in cui allarghiamo le braccia o agitiamo le gambe, sono un messaggio per chi ci osserva.

Proviamo allora a tradurre questo linguaggio, a partire da quello che ci può dire della personalità dei ballerini.
L’autostima, per esempio, è una questione di spazio: “Chi ha fiducia in se stesso si riconosce perché sulla pista da ballo fa movimenti più ampi, usa più parti del corpo e si prende tutto lo spazio che gli serve. Non è detto, però, che la persona sicura sia anche quella che balla al centro della pista. In discoteca, infatti, chi ha autostima non va dove potrebbe confondersi con la folla, ma cerca posto magari in periferia, purché sotto la luce dei riflettori”, dice Chiara Bassetti, sociologa e docente dell’Università di Trento. Anche osservando chi si diverte nei balli di coppia di può notare che la fiducia in se stessi si traduce in termini di possesso di spazio, che così diventa anche una dimostrazione di potere. I più sicuri capiscono in anticipo dove vanno gli altri, e fanno spettacolari slalom per conquistare il punto della sala dove c’è più possibilità di movimento.

E se l’autostima, come a volte accade, sconfina nel narcisismo? Il discorso cambia: “Il narcisista balla per se stesso: è bravissimo a livello tecnico ma poco coinvolgente ed empatico. Lo si può individuare perché è quello che preferisce osservarsi negli specchi della sala piuttosto che guardare negli occhi il partner”, commenta Masiello. Servono altri indizi? “Il narcisismo può essere comunicato anche tenendo le braccia in alto: esprimono il desiderio di voler sembrare più grandi e di essere notati”, spiega Claudio Massaccesi, direttore dell’Accademia insegnanti di ballo di Roma. E poi, spalle dritte, petto in fuori, piedi ben saldi a terra che danno un senso di stabilità. Anche ballare in modo molto diverso dagli altri può comunicare bisogno di distinguersi, di apparire “speciali”.

Ma se è facile individuare in pista le personalità più “esplosive” (ballano proprio per farsi notare!), ancor più semplice è scoprire i seduttori, cioè quelli che danzano con l’intento poco nascosto di mettere in mostra le proprie “potenzialità erotiche” (non necessariamente per finalizzarle): “I loro movimenti sono ondeggianti, sensuali, leggeri, morbidi”, nota Anastasia Sardo, docente di Psicologia applicata alla danza dell’Università di Siena. “Altro gesto tipico del seduttore è ancheggiare, accennando una serie di 8 con il bacino. Oppure sfiorarsi il corpo: ad esempio, con una mano accarezzarsi il busto dall’alto verso il basso. Poi ci sono i movimenti dei capelli: passarsi una mano dalla fronte alla nuca agitando la chioma, chinare la testa e sollevarla energicamente spostando i capelli all’indietro, oppure muovere la testa e il busto per farli passare da una spalla all’altra”. Ovvio poi che, se si tratta di sedurre, anche il tipo di ballo aiuta: “Nei balli latini come salsa, bossanova, merengue, tango, la dimensione sessuale viene addirittura messa in scena”, aggiunge Bassetti. Difficile insomma, ballarli in coppia, o da soli, senza far venire qualche idea in testa a chi vi osserva.

Cari lettori, rimanete connessi perché nella seconda parte del post parleremo dei ballerini tristi, arrabbiati e di quelli timidi. Ma adesso la parola a voi? Vi piace ballare? Vi riconoscete in qualcuna delle personalità descritte? Attendo i vostri commenti…

Fonte: Focus. Scoprire e capire il mondo. N. 274 – Agosto 2015

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