La Sindrome Post Traumatica da Stress

Sindrome post traumatica da stress

Questa foto credo non abbia bisogno di descrizioni: ricorda a tutti noi un evento drammatico che ha segnato la storia e ha avuto grandi conseguenze a livello mondiale. Ciascuno di noi ricorderà le terribili immagini trasmesse dai telegiornali e i volti sconvolti di coloro che avevano assistito direttamente alla tragedia.
Ma quale può essere la reazione psicologica di chi si trova a vivere un’esperienza del genere? Ne parliamo oggi descrivendo la Sindrome Post Traumatica da Stress.

La Sindrome Post Traumatica da Stress insorge quando un individuo è esposto ad uno o più eventi che hanno implicato morte, minaccia di morte, gravi lesioni o minaccia alla propria o altrui integrità fisica (es. violenza sessuale, attacco fisico, scippo, rapina, incidente stradale, etc). La risposta immediata è di paura, senso di impotenza od orrore ma nel tempo insorgono altre conseguenze: infatti, l’evento traumatico viene rivissuto attraverso ricordi spiacevoli intrusivi e ricorrenti o ancora attraverso sogni a carattere spaventoso. Sogni e ricordi fanno sentire l’individuo come se l’evento traumatico si stesse ripresentando e questo mantiene un forte stato di disagio psicologico ma anche una continua reattività fisiologica (tachicardia, sudorazione, fiato corto, tremore, etc.).

Il soggetto, per stare meglio, si sforza di allontanare da sé i pensieri associati al trauma e cerca in tutti i modi di evitare le situazioni che in qualche modo rimandano ad esso o lo ricordano anche lontanamente. Questo si traduce in un progressivo distacco dagli altri e dal sentimento correlato di non poter condurre una vita “normale”. Si riscontrano inoltre:

– difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno;
– irritabilità o scoppi di collera;
– difficoltà a concentrarsi;
– ipervigilanza (cioè un continuo stato di allerta);
– esagerate risposte di allarme a stimoli che ricordano in qualche modo il trauma.

In alcuni casi, la persona colpita cerca “sollievo” (in realtà peggiorando la situazione) abusando di alcol, droga, farmaci e/o psicofarmaci; spesso avverte senso di colpa per quanto accaduto o per come si è comportata (o per non aver potuto evitare il fatto), sensi di colpa che sono spesso esagerati rispetto al reale svolgimento degli eventi e delle responsabilità oggettive.
Possiamo dire di essere dinnanzi ad un Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) se la sintomatologia sopra elencata si manifesta per un periodo superiore ad un mese. Il disturbo può essere definito cronico se i sintomi persistono oltre i tre mesi.

Quali interventi possono essere messi in atto per aiutare l’individuo affetto da DPTS? L’unico modo per affrontare un dolore è passarci dentro, quindi i pensare di non pensare è assolutamente inutile (vedi post correlato). Al contrario, è molto utile “tirar fuori” (attraverso opportune tecniche) quello che si sente, ripercorrere i terribili momenti vissuti che altrimenti rimarrebbero latenti all’interno del soggetto, continuando a turbarne l’equilibrio.
Utilizzando una metafora, è come disinfettare una ferita: il disinfettante, si sa, brucia ma permette alla ferita di cicatrizzare bene evitando la formazione di pus. Allo stesso modo, ripercorrere un evento tragico, permette di distaccarsi gradualmente dalla paura, dal dolore e dalla rabbia che esso ha provocato: abituarsi a una sensazione o a un’emozione ha infatti come effetto quello di smorzarne l’entità.

Fonti:
American Psychiatric Association (1994), DSM IV, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tr. it. Masson, Milano, 1996;

F. Cagnoni, R. Milanese, Cambiare il passato, 2009 Milano – Ponte alle Grazie

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